Natale a 5 Stelle Recensione

Titolo originale: Natale a 5 Stelle

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Natale a 5 stelle: la recensione del nuovo film di Natale dei fratelli Vanzina (con Marco Risi alla regia)

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Natale a 5 stelle: la recensione del nuovo film di Natale dei fratelli Vanzina (con Marco Risi alla regia)

Presentando a Roma il Dizionario dei film di Paolo Mereghetti edizione 2019, che comprende anche una nuova voce tematica dedicata ai Cinepanettoni (termine che aborrisce), Enrico Vanzina ha legittimamente rivendicato che l’unico film di Natale ad aver rappresentato una fotografia dell’Italia e degli italiani in quel momento storico, è stato il loro primo Vacanze di Natale: che poi è il film da cui tutto il cinepanettonismo è partito.
A trentacinque anni da quel film, i fratelli Vanzina (con Marco Risi, perché Carlo nel frattempo ci ha lasciati) sono tornati a fare un film di Natale, e la domanda allora è: sono riusciti, in un momento così difficile, coinciso con la malattia e la morte di Carlo, a replicare quell’operazione fotografica?

Partiamo dal presupposto che Vacanze di Natale e Natale a 5 stelle sono due film diversissimi e non comparabili. Da un lato avevamo una commedia corale e agrodolce, forse allora incosapevolmente di costume: dall’altro c’è una farsa di derivazione teatrale, tutta incentrata su incroci ed equivoci, su corna e potere, con un cadavere di mezzo tanto per movimentare ancora le cose. Allora, un film fortemente ancorato al suo presente storico, oggi un film che guarda alla struttura e ai personaggi delle commedie popolari di qualche decennio fa (quelle di papà Steno) cercando di infilarci in mezzo qualche riferimento abbondante alla politica contemporanea, e all’inadeguatezza al ruolo di chi la esercita.

Il fatto però è che ai Vanzina il racconto della politica “pura” gli è sempre venuto meno bene di quello delle persone e della loro umanità: basti pensare al personaggio interpretato da Massimo Ghini (che in Natale a 5 stelle è un presidente del Consiglio grillino e vanesio, che fino a poco tempo prima era un semplice commercialista) in Non si ruba a casa dei ladri: riuscito non perché politicante, ma perché perfetto ritratto dell’intrallazzatore romano e cialtrone.
E se a questo aggiungiamo che, in tutta la sua variopinta e surreale varietà, la classe politica attualmente al governo (ma non solo) con ideali e appartenenza ha perso anche identità, rendendo la satira più difficile, ecco che la foto socio-politica di Natale a 5 stelle è fuori fuoco, e poco nitida, con lievi e saltuarie stilettate, più di costume che politiche (ce n’è una anche per Massimo Ferrero, detto “Er Viperetta”, di certo non casuale in un film che va su Netflix e non al cinema).

Non è allora un caso che il personaggio più riuscito del film sia quello interpretato da Ricky Memphis.
Che è sì il perfetto esemplare di miracolato dalle parlamentarie (è passato da consigliere comunale di Guidonia a portaborse del presidente del Consiglio con soli centoventicinque voti online, ma anche “da Togliatti a Fico”, perché sul carrozzone grillino ci è saltato), ma che è anche la versione più aggiornata di quel prototipo di personaggio che, dagli anni Cinquanta in avanti, ha fatto la storia della nostra commedia popolare.
È l’incarnazione ultima dell’uomo semplice e tutto sommato onesto, vessato dal potere che ha abbracciato per necessità, che si arrabatta e sistema, che sembra poter finalmente a risolvere i problemi creati da altri e ottenere quello che vuole (qui l’amore di Andrea Osvart, ex badante dell’onnipresente mamma, che ha sognato “più volte di Francesco Totti”) ma che alla fine vede svanire tutto e deve continuare ad arrangiarsi assieme al vessatore cialtrone di turno.
Perché quello è il suo destino, I soliti ignoti e tanti altri insegnano.
E forse anche il destino di questo sfortunato paese.

Natale a 5 Stelle
Il Trailer Ufficiale del Film - HD
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Federico Gironi
  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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