James Gray contro il Festival di Cannes (e ne ha anche per Netflix)

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James Gray contro il Festival di Cannes (e ne ha anche per Netflix)

Il Festival di Cannes è dove James Gray ha ottenuto i primi riconoscimenti internazionali: dalla Croisette sono infatti transitati The Yards, I padroni della notte, Two Lovers e C'era una volta a New York.
E forse proprio l'accoglienza ricevuta da quel film con Marion Cotillard, Joaquin Phoenix e Jeremy Renner, che non fu straordinaria, è alla base di alcune caustiche dichiarazioni rilasciate dal regista americano sul festival francese.
Al Marrakech Film Festival, dove è membro della Giuria Internazionale del Concorso, Gray è stato intervistato da Variety, e in quell'occasione ha avuto modo di togliersi dei sassolini dalla scarpa: "L'establishment critico a Cannes è fermo al 1968," ha detto, "in quel festival si protegge lo status quo. C'era una volta a New York era un film diverso da tutti gli altri presenti in concorso quell'anno. Non sto dicendo fosse buono [non lo era, n.d.r.], ma era un film dove provavo a fare Puccini in un mondo dove tutti gli altri provanano ancora a rifare il '68."

A questo punto appare improbabile che il nuovo, atteso film di Gray - che è un film di fantascienza con Brad Pitt intitolato Ad Astra - sarà nella line up del Festival di Cannes 2019, anche se la sua data d'uscita è prevista proprio per maggio del prossimo anno.
E, forse, non sarà pronto nemmeno per la prossima edizione della Berlinale, dove Gray aveva presentato due anni fa il suo ultimo film, Civiltà perduta: "Siamo ancora lontani dalla fine," ha detto il regista, ancora impegolato in un lungo processo di post-produzione.
Ad Astra racconta la storia di Roy McBride (Brad Pitt) un ingegnere spaziale e astronauto leggermente autistico, che parte per un viaggio senza ritorno alla volta di Nettuno: il suo scopo è capire perché suo padre abbia tempo addietro fallito una missione per trovare segni di vita intelligente. Il suo compito è quello di viaggiare fino ai confini del sistema solare, ritorvare suo padre Clifford (Tommy Lee Jones) e svelare un mistero che minaccia la sopravvivenza del nostro pianeta. Così Gray aveva parlato del suo progetto: "Quella che cerco di fare è la più realistica rappresentazione del viaggio nello spazio che si sia mai vista al cinema. In pratica voglio dire: lo spazio ci è ostile. E' una storia in stile 'Cuore di tenebra' su un viaggio al confine del nostro sistema solare."

Interrogato poi da Variety sul ruolo assunto da Netflix nel panorama produttivo e distributivo contemporaneo, Gray è stato altrettanto diretto e senza peli sulla lingua, facendo riferimento a The Irishman, il nuovo film di Martin Scorsese che è stato prodotto proprio dal colosso dello streaming, utilizzando però parole che tradiscono il suo disappunto per la situazione: "I filmmaker sono ostaggio di questa situazione," ha commentato Gray. "Non biasimo affatto Scorsese per la sua scelta. Non esiterei un secondo ad accettare se Netflix mi offrisse dei soldi." 
E di certo, a questo punto, interessano poco al regista le posizioni di Cannes sui big dello streaming.



Federico Gironi
  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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